Bisogna camminare per giungere in vetta
lassù dove cose inimmaginabili avvenivano
quando il Dio biblico non se ne stava zitto
ma si mostrava nel mistero dei picchi
e cercare ancora qualcosa qualcuno
la parola vera
tra rocce increspate di alabastro e graniti
dati e princìpi lasciati scadere
dal Dio spettacolo
in coltri cespugliose e lenzuola
d’erba alla vaniglia dove stendere
l’ansia di mali mai scordati
e di guerre lontane
per arrampicarsi con cordate
di testardi spettatori protetti
dalla chiaroveggenza di macchine e statistiche
di audience e proiezioni
spezzare ritmi abusati e suadenti poiché
scontati non sono i pianti del buio
e delle morti innocenti
abbandonate all’oblio o sparate dal video
ma i nostri silenzi le nostre assenze o
le vane parole di pietà in cattedra
e dal pulpito di predicatori
alimentati da cineprese
fameliche di sangue in diretta
e le tasche gonfie di dollari
e cose da smerciare in fretta
Si sente l’assenza del Dio
che parlava dal roveto e da rocce
scagliava saette e massi al popolo
dimentico dell’orfano della vedova
dello straniero
Il Dio degli eserciti
che si è dato alla macchia
nascosto tra dirupi desolati
bisogna trovare al più presto
prima che i monti
ammutoliscano in ghiacci di morte