Niente è prevedibile
anche se tutto è già stato previsto
il destino serve a giustificare dopo
perché lo puoi ignorare il destino
come puoi mangiare senza forchetta
pensare altro dal tuo pensiero
perché il dio che pulisce le strade
occhieggia ma ha occhiali appannati
e ripete ogni anno il rito naturale
dei fiori bianchi del ciliegio
su cui il passero posa il nido e cova
per schiudere al tepore della culla
le uova dei piccoli insicuri che pigolano
che alzano i beccucci in cerca di cibo
sbattono le ali e si vestono di piume
nel cielo le nuvole disegnano navi
ricami animali mostri indefiniti
il cucchiaio della terra zampilla
nei campi rassodati dal contadino
al verde fresco dei prati rinati
sul lampione la tortora rapida vola
in attesa delle rondini teleguidate
l’edera avvolge un vecchio casolare
come il sepolcro nel campo del vasaio
il mare oscuro degli inferi stranieri
pensiamo esista il destino
che ogni giorno fabbrichiamo con le ogive
le trafile i tessuti l’imballaggio
gioielli dei giorni di fatica
che la macchina infernale rapina
altrimenti il destino ritorna
a cacciarci nel fondo del bicchiere
i vagabondi e le streghe possono vivere
ma che non abbiano l’ardire di lottare
recitare versi preghiere o imprecare
il rogo è pronto acceso dal destino