Sale dalle radici dai piedi dalle gambe
poi arriva come linfa benefica
al cuore al cervello
la tua fine
sono troppi anni che l’orco
ti dà scacco col suo arco
e tu arrocchi sul monte
aspro pino
fai vita dura tra i venti
la bufera e la neve
a volte giochi con gli aghi
ghiacciati
cammini a passi incerti
ma fiero per smarrire le flebo
respirando il tepore dolce
del Benàco
sbuffi nel golfo antico di Salò
all’aria ebbra dell’alba
tra gli oliveti gli oleandri
e i limoni
adesso sei tutto a righe blu
come il mare di Tunisia
e respiri a malapena
il tuo sigaro
come il cetaceo arpionato
nella rete del bracconiere
il braccio ritto e la mano tesa
sulla carrozzina
che adesso ti sostiene
e ti porta su ruote meccaniche
per ricamare di rughe il viso stanco
e scavato
il tronco più non sopporta il dolore
ma nemmeno l’umiliazione
del campanello le lacrime
della corda
da cui dipende il tuo sogno
l’ultima amica prima del commiato
il fumo che nasconde il pianto
la rabbia
per non sapersi rassegnare alla fine
al rimprovero di chi ti ama
e fatica ad accettare
la rottura
celebrata solo ora ma latente
che entrambi da anni conosciamo
e tolleriamo come il gioco
a nascondino
come giocare a carte
tentando il bluff vincente
che non si avvera al sogno
spezzato
nell’arsura di un agosto atteso e ottuso
nella sabbia e nella rabbia
che ha fermato la corsa
senza schianto
come impantanarsi nelle torbiere
senza nessuno che ti dia un braccio
il sostegno della mano
al capo chino
la schiena va piegandosi sempre più
come il supplicante senza tempo
elemosinando l’ultima sigaretta
del pino malato
sei un manichino senza vita
avido di sguardi nella camicia blu
larga come la divisa triste
del recluso
succhiando tutto il vivente
ma non c’è più tempo per il sorriso
la memoria dei giorni
è morta
nel cimitero delle carte dove
hai cercato soltanto amore e progenie
non resta che il pianto disperato
forse un rimpianto
come il pianto del bimbo in cortile
tra singhiozzi e disillusione
domani si ricomincia
un altro sole
nel suono della notte al chiaro di luna
le belve riposano non cercano pace
mentre il pino muore lassù
sotto la neve