VENERDI SANTO
Sedimus et flevimus cum recordaremur Sion
Ci siamo seduti sì piangevamo ricordandoci di Sion
We sat down yea we wept when we remembered Zion
Le vittime innocenti delle stragi di Bruxelles
i pendolari assonnati della metropolitana
i viaggiatori al chek-in dell’aeroporto
gli studenti del bus di Erasmus in Spagna
i morti ignoti del mare di buona speranza
e tutti gli scomparsi sotto le bombe
nei deserti bruciati da granate e lanciarazzi
rendono dificile il viaggio del pellgrino
la guerra brutale pulita tecnologica e strisciante
le torture e il bavaglio agli oppositori
i lager i desapresidos il fanatismo e il razzismo
l’intolleranza e l’indifferenza
che hanno permesso lo sterminio
l’ingiustizia e la disperazione
e questa brutale corsa all’odio
al terrore
rendono trepidanti chi viaggia in Terra Santa
perché la preoccupazione si fa paura
paura di perdere la vita
timore per il prossimo che non teme
di farsi bomba con il suo corpo
e l’informazione che si fa sempre più
investigativa tutti diventati 007
notizie che lasciano sgomenti
tra tiratori scelti sui tetti e sulla carta
Facti sumus opprobrium vicinis nostris
Siamo diventati un vituperio per i nostri vicini
We have become a reproach to our neighbors
così si può leggere nei Salmi
e nelle melodie ebraiche di Byron
che chiamò “Dei Sospiri” il ponte
dei condannati ai ferri della prigione buia
nel breve saluto a Venezia e alla libertà
come il crocifisso sulla sedia elettrica
lapidato nelle strade del divano orientale
smarrito in un vicolo cieco
come la morte nascosta degli oppositori
l’occulto profondo del cielo stellato
del piccolo cimitero ebraico sulla laguna
sull’isola degli armeni
figli di un altro terribile genocidio
tra le lapidi bianche a picco sul mare
anche la chiesetta armena
nella centrale idroelettrica
l’ultima costruita nel ventre della montagna
ha nascosto il figlio della stella di Davide
dalla ordinaria vita della belva umana
scandita dal dovere “obbedisco”
che la beat generation scacciava
nel clima della guerra fredda
chiudendola in frigorifero
esplodendola in ritmi primitivi
perché cercava origini e purezza
peace and love senza veli
corpo a corpo perché il re era nudo
lo sappiamo che le ciocche di primule
ai bordi delle siepi sono antimilitariste
il loro giallo non progetta armi e tranelli
non semina odio né fili spinati
attende una farfalla un insetto
per essere umani e vegetali
ridonare la vita al tempo
alle stagioni e alla terra
essere letame concime e non tritolo
come i versi underground di Horovitz
con l’organetto del rabbino errante
quanto vorrei essere un sasso
di fiume levigato dall’acqua
ma la pena di essere uomo
colpevole di rivolta e guerra
nella speculare idea di potenza
che ha coltivato il sogno di dominio
sulle ceneri di altri uomini
non mi dà tregua
ma come cambiare il mondo?
basta un fiore una rosa
il silenzio di una foglia secca
il sorriso che mette al bando
il terrore la rabbia la vendetta
ed anche l’orgoglio e l’odio
semplicemente con un abbraccio
senza esclusioni
con un libro e una poesia
l’arpeggio delle corde del cielo
adesso i bambini aspettano
nella Terra Promessa
e ci chiedono
cosa faremo del mondo?
le lacrime non bastano
la sicurezza è sempre insicura
non potremo mai comprarla
è una misura che ci regala un metro
ma la morte ci chiede perché
perché la guerra – mamma
perché tutto quest’odio?
Non è certo ma so che sopravviveremo
che il pianto le stelle asciugheranno
perché sono tante le pietre d’incanto
che accompagnano l’inoltre del fiume
le acque del mar Rosso che ancora
ci regalano il miracolo di un nuovo giorno
di un gesto di salvezza
la mano tesa che chiede pietà
una speranza di vita
il sospiro della libertà
questo rende meno difficile il viaggio al pellegrino