Categorie
Poesie di ribes

RITORNERÒ

Lontano sempre più lontano
come posso venire da te?
strade montagne mari
pianure rotaie cielo sentieri
e una nuvola che mi porta a te

città boschi campagne e colline
cammino nell’erba lungo il fiume
all’ansa mi fermo e riposo l’ansia
nel silenzio della sera incerta
so che ritornerò forse con la neve

mi proteggono i monti e i padri
dal paradiso di quiete che sogno
sino alla terra promessa
al guado del mistero oltre l’odio
che i passi guida di uomini neri

nel canto dell’addio adesso odo
il suono discorde della morte
non tornerò prima che la guerra sia finita
alla casa remota alla tavola amica
ti scrivo amore mio questa lettera

che so non ti arriverà

io ho una ragazza che non vive con me
palpita nell’aria di questa terra
nell’alito di vento di una triste canzone
nei fogli trafitti di parole d’amore
nel cerchio buio della notte che ci incatena

fra gli alberi sospesa una pallida luna
è il tuo viso che ride e mi bacia soave
tra le onde del fiume che mi riporteranno a te
nell’anima in cui scorre il pianto dei bambini
nudi macilenti avvelenati avventati

non possiamo respirare quest’aria appestata
puzza di corpi e cadaveri bruciati e
penso alla nostra capra alle nostre carezze
di sera lungo il canneto vicino all’acqua
pura dove il vento scriveva il nostro libro

che so non leggerai

un lento morire nel disperato sogno di vita
in cui sono solo e mi attardo in questa solitudine
nella nebbia del divenire verso il buio
delle ombre dei morti che camminano e strisciano
poi svaniscono come la tua immagine sugli occhi

del mio delirio che sbatte contro il muro
amaro dell’internamento e dei pianti
delle preghiere e delle bestemmie
che ammutoliscono in gola alle grida feroci
dei lupi della foresta sulle torri di guardia

“per amare bisogna vivere
e per vivere bisogna amare”
me lo dicevi sempre tu poeta del cuore
ma la paura che mi prende adesso
scaccia il sogno di te nell’infinito

che so non vedrai

il dono del dio annichilisce il desiderio
e ristagna il mio povero ardore
sull’uscio della baracca affamato di te
e di una crosta di pane sempre più nera
sempre più dura come la terra moribonda

siamo soli e vaghiamo senza più stella
ma tu prega per me che possa tornare
o che almeno ti giunga questa lettera
in questo spaventoso vuoto nel distacco
di una tortura insensata in cui siamo numeri

per dirti poche parole che ti amo
per dirti tante parole che ti amo
per dirti una sola parola che ti amo
per lasciarti un solo ricordo di me
che ti amo ti amo sopra ogni cosa

che so non saprai

Ispirata ad una lettera del 14 agosto 1944 di Alberto Lecco perseguitato dai nazifascisti per essere ebreo