Per la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza dei profughi
I corvi riposano al tramonto
nel campo abbandonato in riva al lago
come piccole vedette nere tra i rami
delle cadenti braccia della notte
I corpi si stringono deboli e ignudi
nel giaciglio feroce del mare
grappoli spremuti tra i rovi e i remi
di un sogno svanito sulle dita bruciate
I conti non tornano nel cespo della sera
poiché tra il dire e il fare l’eguale scompare
e battono sulle tempie con fitte di dolore
per la tua troppo rapida partenza
I colpi di martello sulla bara
nessuno li sente solo l’eco lontana
di treni e porte che sbattono e si schiudono
al battito del cuore che rallenta la corsa
Il canto della terra ulula nel fango
dove la ballerina danza al futuro ignoto
ma è nel sole che matura il grano
al bacio tremante del primo incontro
dell’assenza ignaro