Violacee le ombre dei monti
come carta crespata
onde di un mare in burrasca
che la balena acceca
distese di campi e prati
fra minuscole case rosse
tetti di capannoni grigi
e serre luccicanti
agli occhi dell’angelo
tutto appare raccolto
nel mistero di un sudario
dentro la fossa abbandonato
allo scampanio del vento
la faccia oscura della notte
trama uno scoppio di bombe
che nessuno si aspettava
la preghiera dei sopravvissuti
non sa quando smetterà la sirena
e finirà il tremore del soffitto
il terrore della prossima dipartita
nemmeno un cane per la strada
deserta né la città distrutta
piange la morte del figlio
dal mitra sulla croce trafitto
sola nel suo dolore la madre
non abbandona il cadavere piagato
mentre la luna di Pasqua veglia
le ombre dei profughi in fuga
si aspetta che l’alba muta
porti le primule di primavera
e rossi tulipani balenanti
nel sonno della terra arsa
che fatica a rinascere
da questa inguaribile ferita
e presto dimenticherà le pene
di questo ennesimo inferno