Sotto una fioca luce di lampione
in un angolo del piccolo giardino pubblico
gioiello grazioso e riposante
di minuzie multiformi e sfumati smeraldi
la panchina il sacco a pelo
il gocciolio secco e ritmico di una fontanella
pochi passi avanti il ponte sull’Arno
la cupola di Brunelleschi
per evadere con la forza di David mendicante
attori di una compagnia di strada strampalata
e nell’ombra i ricami giallo oro di solitari amanti
lo scrosciare del fiume che invade l’aria
penetra gli antichi muri
trapassa le viscere
entra negli occhi
va al cervello
e ti consola
con i versi infuocati
di un libricino di cartone bianco
Sonzogni 1955
“Une saison en enfer”
allucinante nei suoi deliri
dentro i falsi cieli della città
squadrati da carpentieri in maniche di camicia
alle quattro del mattino
che l’urlo della notte tutto ammanta
e al risveglio delle sei quando i netturbini
lavano le piazze e spazzano le strade
già Bacco tracima nell’aurora di Venere
serve un capuccino caldo al bar della stazione
prima del foglio di via