I rami fa oscillare il vento
grappoli di fiori bianchi
volano via leggeri nel cielo
il cinguettio degli uccelli ammalia
e le rondini nidificano sul tetto
venute dal sud con un lungo trasvolo
fra i quadri d’artista delle farfalle
mentre le api muovono all’incontro
che fa sbocciare una nuova vita
così il pullo alla luce neonato
giunge implume atteso e desiderato
sotto l’ala materna inizia il volo
chissà se sarà sereno e felice
nel nido di robot architetti
tessitori dalla visione planetaria
purché sappiano scacciare ansie
dubbi e paure che le discordie
della terra ancora accendono
ma tu tremulo altrice d’aprile
impara il canto melodioso
lo splendore della luce dorata
alimenta curiosità e dubbi
custodisci l’antica pietra
l’emozione del tramonto
il fascino ignoto delle stelle
il sospiro innocente dell’alba
lo sguardo ispirato della luna
abbraccia l’ulivo e l’abete
non tralasciare la corsa sull’erba
lasciati trasportare dal sogno
oltre il mare dell’affanno quotidiano
ma preparati anche al buio
alla solitudine al silenzio eloquente
per scoprirsi vivi e stupirsi
del bocciolo rosa e della piccola viola
per una pasta troppo cotta
per il miracolo del melograno
fertile nell’amplesso o nel gelo vitreo
senza attrazione e tuttavia fecondo
racchiuso nella parola della rima banale
per scacciare le tenebre incombenti
che sanno abbeverarsi al lascito
del tempo nel bar della stazione
per accarezzare le mani e contare le ore
da tatuare nel domani all’exit dell’amore