* a Simone Weil
Nell’abisso cieco del cielo
le stelle danzano armonie invisibili
mentre la ruota del tempo inghiotte
i nostri dimessi giorni cadenti
nel serafico scintillio del mistero
e incatena il cammino senza meta
di viandanti attratti dal magnetismo
della gravità inerte dell’amore
dove vacilliamo dolenti
sulla soglia del desiderio
Aspettiamo che si apra la porta
la luce folgorante del fuoco
rubato da Prometeo agli dei
lo scettro d’eternità e possibilità
per cercare l’incontro tra anime nude
che si riflettono pietose negli sguardi
che curano ferite e cicatrizzano piaghe
con tizzoni esplosi nel muto firmamento
sprigionando l’energia di un cuore puro
librandoci oltre gli scogli del mondo
Sospesi come angeli sopra le ingiurie
sfioriamo le trappole dei labirinti urbani
e volteggiamo leggeri nell’aria eterna
del circuito vitale o annasperemo
insensati nel fango della palude
Allora ci salverà la rosa profumata
le sue spine minuscole non ci feriranno
nell’inverno la piccola acetosella gialla
brillerà come occhieggiante stellina
ancorandoci all’erba dei prati
Ondeggeremo sulle acque celesti
per non soccombere all’odio
né al destino della guerra
alla fine mortale dei corpi
al tragitto breve e fatale
Rinasceremo in un canto
croce e fatica nel guscio ferito della terra
allo sguardo pietoso della luna
con l’olio balsamico degli atleti
la tremula lampara della poesia