Mi telefona un amico dei giorni di fabbrica
anni lontani mille miglia
tra gli anni Settanta e Ottanta
che all’Assolombarda non si lanciavano solo biglie
tanto nessuno ricorda più quelle lotte
ma solo il piombo delle sconfitte
la resa dei conti della rivoluzione d’ottobre
l’ultimo atto della guerra fredda
la fine della seconda guerra mondiale
Noi operai vestivamo grembiali all’amianto
perché alla gloriosa Breda di Sesto
l’amianto era l’ignifugo manto
portato dagli animali di fossa
la mina polverosa dentro ogni reparto
calpestato dai nostri stivali
usato come il sale nei materiali e nell’acciaio
nelle macchine e nelle valvole
nella saldatura delle aste
frecce avvelenate
ficcate adesso nel petto di operai ignari
nella Siberia della molatura
e dei controlli agli ultravioletti
e nella forgia di fuoco e lava
che bruciava come il vulcano degli inferi
e lasciava la pelle liscia e senza peli
trattata al depilatore naturale dei forni
come dall’estetista oggi tanto in voga
Per noi l’amianto era
l’indistruttibile orgoglio italico
e non una micidiale bomba a orologeria
La miccia si è accesa anni dopo
e decine di noi se ne sono andati all’inferno
tra dolori e pene infinite
speravano di non andarci così in fretta
nella strage premeditata della classe operaia
che non doveva andare in paradiso
Chi doveva vegliare ha tradito
e mastica chewingum
chi deve pagare dorme sonni placidi
mentre i morti viventi
portano incisa nella loro carne
il marchio immortale della Breda