Come trota guizzante nel torrente
di cui cerca traccia il pescatore
tra i sassi e l’acqua malata
che il vento accarezza
davanti all’istante che viene
occorre scuotersi e riprendere la via
Se anche la colpa di Adamo
rimorde nel fondo
e quella di Caino perdura nel mondo
il dolore e la tomba sono di marmo
È inutile attendere sul binario morto
il tuo ritorno in calzoncini corti
né il grido paterno
o le lacrime dei parenti
dietro i vetri e le grate
davanti alle bare alle croci
Meglio stare la sera con l’esitante luna
o in fila tra i pendolari
ad aspettare il fischio del treno
e da loro imparare la pazienza l’astuzia
e i segni segreti del gioco a carte
Dopo verrà un comune sorriso
a tendere la mano
insieme alle pale degli operai
che rattoppano d’asfalto fumante
le strade strette di montagna
ferite dai ghiacci
ai primi caldi sciolti
Sarà viatico la memoria
e la muta presenza dei morti