Abbraccia
l’albero l’edera intrecciata
che sale dalla radice del tronco
e si aggrappa come rete asfissiante
alla corteccia tinta di verde lucente
La sposa
passeggia sul tappeto bianco del viale
ricamato dai petali del ciliegio
con sottofondo il cinguettio nuziale
e ciuffi di stelle di Betlemme
Come droni
ci seguono grosse cavallette scure
tracciano bizzarre linee in volo
sbattono schiantano si incollano
virano e ci spaventano improvvise
Sono meraviglia
ogni volta minuscoli fiori nuovi
che sbucano dall’erba tra rovi
e le sapienti pietre dei muretti
ne scopro colori forme e sfumature
Dei miti antichi
mi chiedo quale sia il loro mistero
e di petali e foglie arrotondate
perché manchino geometriche figure
invece sono tremolanti onde malate
Nel cielo
ci lasciano attoniti le nuvole
cumuli di neve che nel tramonto sfumano
senza che tu possa ritornare
con il sorriso e lo sguardo amabile
L’immagine
rivedo nello specchietto retrovisore
perché devo fermarmi a riposare
e riguardare quel poco fatto
il tempo rubato alle macchine
In fabbrica
nella corsa delle ore a produrre
senza capire di che cosa si tratti
in migliaia e milioni di pezzi
che neppure si possono contare
Sento l’eco lontano
come le stelle o vita mia
che ha percorso sentieri variabili
a tratti difficili penosi malandrini
lascia posto a un mondo che cresce
Prigionieri del sogno
che resta vivo nel cuore di chi lotta
perché l’edera non muore ma rinasce
in chi si rialza e non si abbatte
in chi condivide e fluttua come un pesce
Senza soffocare
nell’angoscia del tempo delle sconfitte
delle guerre a difendere mercati e merci
perché ai diseredati tocca resistere
e tracciare arcobaleni e disegni
Del futuro
in terra mare e fango dove i profughi
sopravvivono tra burrasche e bombe
per fuggire al destino degli oppressi
fatti morire da dolci mostri prepotenti
La vita
degli alberi e dei fiori la cronaca
non racconta come occulta e travisa
con maschere insensate la miseria
degli ultimi costretti a perdersi
Nel crocevia
dei livelli differenti al passaggio
della modernità e di treni feroci
che sui binari trascina un carico
di privilegi insanguinati e atroci
L’enigma
non si svela senza il temporale
che lavi i discorsi suadenti
e della persuasiva lezione
levi le parole di burro innocue
Per il desiderio
Che questa pioggia primaverile
col cuculo che ritma il suo presagio
bagni il seme della terra e corale
sia il diritto a muoversi e sognare