Non giocare alla guerra bambino
non giocarci la guerra è dolore
macerie e distruzione bambino
la guerra è indicibile terrore
che interrompe il tuo cammino
e un male ancora peggiore
è restare senza un genitore
e temere la morte bambino
tutto è rovina in borghi e campagne
e le bandiere perdono colore
mentre l’angoscia la speranza spegne
e si accendono odio e rancore
non smettere di leggere la mano
e di perderti a fissare il cielo
i razzi forse non cadranno
proprio là sul tuo tetto
come lame le sirene risuonano
la guerra rimbomba nel petto
e sull’agonia della città ferita
si posa la polvere come un panno
i cortili vuoti sono ammutoliti
nell’attesa che altre granate cadano
gli uccelli volano via impazziti
e nel vento le donne piangono
scavano gli uomini tra i detriti
in cerca di cadaveri e sopravvissuti
vittime innocenti sull’altare dell’odio
che sa reclutare fanatici ai miti
sempre in vendita al mercato
per un pesce che puzza dalla testa
ma il pane manca la luce muore
l’acqua svanisce e negli occhi il furore
poi da tutti reclamata la vittoria
metterà d’accordo gli eserciti
a perpetuare eternamente
l’inganno del potere nelle città rivali
nei cuori e nella mente di poveri umani
che l’arte di perdere devono ancora apprendere
prima che il disastro si faccia perenne
per seppellire sotto le case orsetti e bambole
e smarrire la semplicità e l’innocenza
la porta aperta per un pezzo di pane
il sogno che vive nel gioco nel canto nel riso
e del cielo e della terra la bellezza
splendente nel fondo dei tuoi occhi bambino
che non credono alla guerra