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Poesie di ribes

TRIDUO DI PASQUA (2)

SABATO SANTO

Ecce enim in iniquitàtibus concèptus sum
et in peccàtis concèpit me mater mea
Ecce enim veritàtem dilexìsti
incèrta et occùlta sapièntiae tuae manifestàsti mihi
Aspèrges me Dòmine hyssòpo et mundàbor
lavàbis me et super nivem dealbàbor
Audìtui meo dabis gàudium et laetìtiam
et exsultàbunt ossa humiliàta

Ecco io sono generato nella colpa
concepito dagli ardori di mia madre
Ma Tu vuoi la sincerità del cuore
e nella mia notte mi fai conoscere la sapienza
Purificami con issòpo e sarò mondato
lavami e sarò bianco ancor più della neve
Fammi sentire letizia e gioia
esulteranno le ossa che hai spezzato

Behold I have generated the fault
conceived by my mother’s mistakes
But You want the sincerity of the heart
and in my night make me to know wisdom
Purge me with hyssop and I shall be clean
wash me and I shall be whiter even than snow
Let me hear joy and gladness
the bones you have crushed rejoice

C’è uno strano silenzio nelle vie
le strade sono vuote sotto il tiepido sole
mentre cinguetta sul tetto la primavera
sommesse e tristi le antiche chiese
sono tornati tutti dal patibolo
dove hanno vendicato la colpa originale
pochi altri sono al cimitero per la sepoltura
dell’uomo morto con le ossa spezzate
l’uomo della salvezza ha ceduto
non c’è più speranza
niente miracoli

il sepolcro è vuoto
sterile come il grembo che ti ha generato
la lingua inganna il presente
solo la parola ridona libertà
se il cuore non cede al trucco
e genera verità e sapienza
nel gesto di chi affida alla madre
l’amico più caro per farne un figlio

le madri non ci sono più
nemmeno i padri ci sono più
hanno tutti disertato sono scomparsi

non hanno tomba né un cimitero
piangono i bambini nelle notti buie
sono soli e senza affetti

in altri cimiteri non manca nessuno
tutti piangono i defunti del massacro
i morti di una lunga vecchiaia
che ha visto guerre e tradimenti
carnefici e vittime – peccatori e martiri
tutti uniti nella via crucis della misericordia
e della grazia gratuita come il software open source
concessa con idulgenza a facili pentimenti

ne sai qualcosa signor peccatore
tu sei scomparso annichilito annientato
dalla testa alle gambe
con il costato trafitto
le gambe spezzate
il capo coronato di spine
re per un giorno
acclamato dalla folla che grida
viva il nostro re e subito dopo
crucifigge crucifigge!
e tira a sorte il destino
della tunica e della vita
falsata dai maghi del circo
che sanno addestrare i tifosi
ad applaudire e poi infierire
sull’agnello sacrificale

il sepolcro è vuoto
chi veglia sono soldati e suore
gli altri dormono il sonno della ragione
ma i soldati sanno la tranquilla legge dell’ordine
le donne di fede sognano un signore vivo
presente che colmi il vuoto dei sensi
offra una via stellare e interiore
il senso dell’esistere e del morire
e il pellegrino disperso si dispera
ma il tragitto è sempre troppo breve

e il passaggio non può essere compiuto
l’inoltre non concede libertà dalle catene
la promessa della salvezza e della terra
resta formula vuota un funambolico
gioco di prestigio

la morte ha trionfato
l’ideale di una nuova giustizia
la legge dell’offerta del dono e dell’amore
soffocata nel fumo di una sigaretta
l’acciarino di una miccia
il detonatore stretto tra le mani
nascoste nei prati tra i sassi
qualcuno ha seminato le mine
l’odio e la colpa hanno trionfato
già dalla storia delle colonie e dei coloni
il crimine delle catene e dei lager
giustificato come bontà e grazia di Dio
supremazia e progresso nella libertà e nella pace

in questo giorno non c’è gioia né letizia
la fiaba bella diventa caccia all’uomo
già cacciato dal paradiso terrestre
rinchiuso nella notte dell’uomo
e si fece buio su tutta la terra
nei campi profughi e in quelli di sterminio
in cielo si levano gli elicotteri militari
così esultano gli uomini della guerra
nel sabato santo che il cimitero
celebra come luogo di egregie cose
ecco il pane azzimo del dolore e della sconfitta