Nell’erba fradicia di pioggia
uno sciame di primule, lucente
come stelline, occhieggia spaurito
e sulla scorza di antichi muretti
minuscole viole alzano lo sguardo
al sole scuro tra le nubi fredde
Tutto avvolge di riflessi dorati
uno spiraglio repentino di luce
che appare vano se non fosse
che le mani ancora si stringono
ad asciugare il lago di lacrime
sulla soglia di chiese chiuse
Il vento che spira a folate
dai cipressi ha scalzato
un nido a terra caduto
sul viale del cimitero
fra tombe e loculi vuoti
che il ticket hanno esaurito
Il tragitto della memoria è finito
e le lapidi vanno sostituite
mentre un ovetto verde schiude
alla vita un uccellino trafitto
nell’incavo buio della sera
dal tramonto rosso della valle
Avvolto in una luce sanguigna
dai colori a specchio sulla coltre
di ardesia distesa sul lago
si ribalta la visione del mago
e cinguetta tra foglie morte
la password della cassaforte
La parola cifrata e abusata
parola semplice e malata
che in ospedale giace ferita
tra naufraghi e le distrutte rovine
del cuore desolato e sfinito
travolta da scelte belluine
Ho nostalgia di salmi e carmi
in questa smarrita primavera
per seppellire amarezze e armi
gioire delle risa di bimbi felici
che a palla giocano nella via e in bici
insieme correre nei campi e implorare
al cielo lontano un tempo di pace