La stagione riposa stanca nel letargo del tempo
che fa rabbrividire gli alberi
Il freddo che tormenta il cielo argentato
attraversa le fibre s’incunea nelle nuche
e ingaggia un duello con la mia fame di te
per l’assenza del vento che ci baciava
nelle sere alla piscina abbandonata
con la pioggia che non ci bagnava
Vado incontro alla notte senza luna
mi appoggio alle vetrine lucenti dei grandi magazzini
e alle scritte intermittenti
dell’hotel selvaggio e anarchico
che gigantesco langue nel mio cuore
mentre mi schiaffeggia l’universo
incubatrice che scopre la nuda parola
che io inseguo senza capire perché
Eppure mi manchi tormentato amore infedele
mi manchi come pioggia sui campi gialli
mi manchi nelle mie notti oblique
mi manchi nei giorni insensati
negli incubi dove muore il respiro
alla foto che mi lusinga
e mi vuole integro nel fuoco eterno
alla ricerca della perfezione o perdizione
Eppure mi manchi odiosa mia metà
meta smarrita nella bocca del mostro
rinchiusa dentro il canneto sul fiume
quando stavamo troppo insieme
e non ricordo i balli le bevute
la benzina le corse la rabbia
i caffè le sigarette rubate
la musica e i riff a paletta
Allora si risveglia al sogno
il soffio della tua presenza
il gusto delle tue dita
il costume dismesso delle foglie morte
le labbra sazie delle nostre convulsioni
Ora la tua assenza sanguina
nelle rughe arse dal sole
che proietta ancora la tua ombra
Ma dalla neve torneranno le primule
a marzo e ritornerai ad amarmi
perché tu mi manchi
e io manco a te