Le stagioni sgranano e ritornano
nel ciclo della vita che oscilla
ma il tempo che passa ci consuma
ci leviga come acqua che scorre
incide la pelle e scava gli occhi
in cui le nuvole velano il sogno
il camino va spegnendosi e i ricordi
si annebbiano tra cenere e polvere
qualche tizzone arde e conforta
nel cammino tra pietre arrotondate
sull’erba e l’asfalto al fruscio
del bosco e sentieri di fatica
al canto degli uccelli e dei grilli
tremule foglie nel sottobosco
respirano da una bocca socchiusa
ansimante alla caccia di un luogo
dove sistemare il nido delle sirene
che più non temono il fulmine né il sonno
occorre un cuore forte che protegga
come un guscio di tartaruga
o una insignificante lumaca
sperduta nel buco del muro
ad annunciare l’ora della pioggia
il mutamento dove resiste la vita
là dove sgorga lo zampillo dell’acqua
vitale per piante orto e torba
per gli armenti e gli uomini
per spegnere arsura e siccità
finché la neve non manchi sui monti
e colmi il bisogno con salinità