* a Fausto e Iaio, due ragazzi uccisi da neofascisti
Fradicie sull’asfalto due foglie secche
paiono rondini colpite in volo
dall’uragano di piombo ignoto
nella sera di una stagione avversa
Farfalle di un breve respiro colorate
riccioli d’oro occhi celesti
nel sogno di Peter Pan o del Pierrot
con bombetta e vestiti usati di arlecchino
All’osteria pugliese com’era bello
ritrovarsi per giocare a calcetto
bere un bicchiere e sentire al jukebox
com’è profondo il mare
Danzavano nel carnevale dei coriandoli
l’artigiano di mobili antichi
e l’artista dei murales e dei segni
tracciati la sera sul palmo dei sogni
Il sorriso non brilla più fatto smorfia
sulle ali nere della notte piombata
come un corvo tra Eurialo e Niso
a troncare il volo della colomba
il grido della vita soffocato dal sangue
sul marciapiede di via Mancinelli
dalle ombre del pozzo della vendetta
nell’iride puro e inquieto dell’adolescenza
L’indiano dai neri capelli a caschetto
e il piccolo vichingo venuto dal nord
il 18 marzo 1978 uccisi Fausto e Iaio
che la poesia dia loro la vita negata