Perdersi nel baratto delle finestre
immaginando il piccolo borseggiatore sul treno
che ha studiato alla scuola di manina
visioni stravaganti di una donna
stralunata nel viaggio allo specchio
della toilette sporca e buia
sai bene che non ci sarà una fine
l’aldilà dell’orizzonte lascia senza fiato
lo scugnizzo dai sogni ricci
gli basterebbe una moneta per vivere
frugando nelle tasche e nella borsetta
scambiando il destino con il tuo doppio
come il sistema binario del male e del bene
che scorre nelle tubature dell’acqua
e nei cavi di elettroni frenetici
che volano in orbita da stella a stella
sin sulla terra e sulle tue labbra
dal rossetto vivido di desiderio
toccarsi slacciare un bottone
la lampo che s’impiglia
scambiare rapidi un bacio
ma gli sguardi no quelli sono
solo solitudine del dolore che siamo
persi in piccole storie di vita
a lambire il selciato e le rotaie
rigide o roventi nella stagione calda
della primavera araba che lamenta
una partecipazione nuova di giovani
sulle note ritmiche di Bella Ciao
che i minareti suonano alla Mecca
Sappiamo d’essere persi nelle nebbie
di un futuro incerto che trasuda lontananze
e assenze degli orfani senza terra
diseredati stanchi e affranti dalla fatica
di una ricerca che svolta ai capannoni
di fabbriche e ville mute nel giardino esotico
con le palme dove dovrebbero esserci castagni
e tigli invece dei salici piangenti sulla palude
dei canneti che impediscono la pesca
di rari pescatori che a fatica lanciano le reti
e accendono i lampioni dei barchini nella laguna
delle anime smarrite senza la bussola del dio
È facile deprimersi o tentare l’azzardo
nel gioco che il ragno avviluppa intorno a noi
poiché tutto è diventato regno della fortuna!
O nord-est delle grandi ville silenziose
dei campi frustrati da trame d’asfalto e cemento
come sarebbe bello se sorgessero nuove speranze
ma qui Bonaparte non ha dimorato che una notte
e il senso del tempo si confonde con epoche d’oro
granai ripieni otri colmi di vino feste in maschera
Si alzi il vento di burrasca a spazzare il cielo
e la terra assorti in beghe partigiane
nella torre d’avorio di chi usa il passato
grimaldello alla propria ansia di emergere
dai flutti dell’anonima folla metropolitana
così bella nel sonno dei pendolari all’alba
nel gesto di chi raccoglie fragole mature
piegato sulla terra e piagato dallo strazio
di catene invisibili di chi vuole affrancarsi
come dagli antichi livelli dimenticati
che il treno segnala e abbatte verso
un caotico paesaggio dentro e fuori
Anime doppie che solo un sorriso disperato
può riscattare il gesto di un dono gratuito
senza compravendita né il costo delle vite
scomparse in cantiere sui tralicci e nelle stive
al pianto di madri senza più lacrime né volto
travolti dal traffico che non ferma la pompa di benzina
Ma Porto Marghera sopravvive e ci raffina
signori lo spettacolo continua non abbiate pena
allestite nuovi spettacoli e gridate la rabbia
degli esclusi dei troppi morti per lavoro
come l’amico ucciso dal cancro alla gola
mentre sognava l’ultimo viaggio in India
Sai caro Mimmo ti ho sognato
e avevi sul capo una corona di spine
tre giorni sei rimasto all’obitorio
poi sei risuscitato per sempre al cimitero
nel sepolcro dei dannati della catena d’oro
regalo al mio amore cinerino
che riflette nello stagno tra ninfee bianche
i colori della stagione morta
il mito di una corsa che si schianta
tra le tue braccia o addolorato nord-est
mio cuore abbandonato e recluso
nel sogno di un adolescente innamorato
Nella gondola che dondola lenta ti bacio
lievemente con l’alito dolce di liquirizia
mio amore candido senza rumore di traffico