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Poesie di ribes

DOMENICA MATTINA

Un grigio lenzuolo copre le torri e i campanili
della vecchia città abbandonata alle ragnatele
e il sole dorme tra le coltri dei fumi mattutini
lungo puzzle regolari di mattoni rossi
che ricamano
case basse allineate nelle vie

Rampicanti d’edera e scritte colorate
corrono ai piedi delle ferite tra i portoni
e i pochi gradini nei campanelli sanguinanti
del tablet che offrono all’incerto passante
una scacchiera di nomi ma il tuo nome non c’è più

Al secondo piano si affaccia una donna
per un gesto antico come le pietre del duomo
appende panni calze magliette variopinte
tute e salviette che il sole non tarderà a scaldare
per un tempo quotidiano fatto di solite cose

Due ragazze portano sulla bici un vecchio materasso
eppure la vita non è mai di seconda mano
anche quando non si recita sulla ribalta
o si gioca come altri bimbi sul terrazzo
della casa di fianco facendo scherzi al vicino

Anche noi corriamo verso il nostro destino
che ignoriamo o conosciamo fin troppo bene
ma non vogliamo stringere la mano straniera
di chi è fuggito dal deserto e dalla foresta nera
dal cimitero del mare che non ha requie né fine

Mentre gli sfollati tremano e i migranti naufragano
dalla prua sbattuti nella paura dei senza casa
il terremoto e il terrore non ci rendono più umani
se le finestre non si apriranno alla brezza del mattino
e il melograno non germoglierà alla fine della via