Tutti i dati e le informazioni di carattere topografico e toponomastico sono stati raccolti ed organizzati in quattro gruppi fondamentali:
1° La provincia.
2° La città.
3° Bergamo categorie varie.
4° Località non identificate.
Fatta eccezione delle località non identificate, delle quali viene dato solo l’elenco in ordine alfabetico, gli altri tre gruppi sono ordinati in singole schede intestate della località voce madre. Avendo scelto come delimitazione geografica l’attuale territorio bergamasco, queste ultime sono costituite, per la provincia, dai nomi di comune, frazione giuridica, fiume e valle, mentre per la città è stata privilegiata la denominazione più vicina a quella originale e l’intitolazione per gli edifici religiosi. Ogni altra denominazione, diversa da queste, dovrà essere ricercata dapprima nell’Indice dei rimandi, poi sotto la scheda della località voce madre a cui appartiene territorialmente.
Nel terzo gruppo sono state riunite tutte le citazioni riguardanti, in modo assai differenziato, categorie, istituti od organizzazioni bergamasche che non è stato possibile classificare in una delle due precedenti suddivisioni. Di seguito è direttamente legati a questi quattro gruppi vi è l’Indice dei rimandi, già introdotto, seppur in modo incompleto, dal Mazzi nella Corografia, che è composto da tutte le denominazioni bergamasche di luogo e di edificio o struttura, rilevate nei documenti dei secoli VII-IX. Di ognuna di esse viene indicato il numero del documento in cui è menzionata ed il rinvio alla voce madre in cui è inserita e trattata.
Non costituiscono oggetto di questa indagine toponomastica i nomi di persona ed i nomi delle località non appartenenti all’attuale territorio provinciale.
La scheda
Le schede sono ordinate alfabeticamente sotto l’intestazione delle 131, (102 della provincia e 29 della città), località voce madre, come si è già detto, ed al loro interno vengono rinviate e trattate tutte le altre denominazioni rilevate. Con questo sistema un comune1, può, ad esempio, costituire voce madre pur non essendo mai citato in alcun documento di questi secoli, basta che un qualsiasi toponimo sia stato identificato od ipotizzato all’interno della sua superficie territoriale.
Le schede sono organizzate in modo da raccogliere, nel proprio interno, il maggior numero di dati ed informazioni relative ad una singola voce madre o ad una sua località interna. Dapprima viene riportata una breve citazione, estratta dall’atto in cui appare la denominazione interessata, con il numero di riferimento allo stesso atto nella Tabella dei documenti; segue poi un regesto che, oltre ad includere gli elementi fondamentali dell’azione giuridica descrive i motivi e le circostanze per cui vi è menzionata la denominazione in questione. Le citazioni sono state disposte in ordine cronologico al fine di evidenziare l’eventuale trasformazione di quel nome nel corso del tempo. Questa operazione avrebbe un massimo risultato qualora venisse continuata almeno per i secoli X e XI.
Fatta eslcusione per quasi tutte le località non identificate, che sono in totale 88, le citazioni menzionate nelle 131 schede di questo volume, sono in totale 317, mentre il Mazzi, nella Corografia, ne ha pubblicate, per lo stesso arco di tempo, 2892 .
Dopo questa prima parte, nella scheda sono stati raccolti schematica mente tre diversi ordini di informazioni:
1) le località,
2) le categorie
3) i proprietari o usufruttuari.
Nel primo gruppo delle località, di cui si è già detto sopra, i nomi di luogo, di edifici o di istituti vengono riportati specificando la loro natura, le rispettive coerenze, quali risultano dall’atto in cui sono inseriti e l’identificazione o l’ipotizzazione avanzata.
Il gruppo delle categorie è composto da tutti i termini che richiamano, anche in forma indiretta, a terreni, edifici, strutture particolari, fiumi, canali, usi giuridici di terreni o fondi, ecc., a cui è affiancato, come si è fatto anche per le località ed i proprietari, il numero corrispondente al documento in cui sono citati. Nei casi in cui è stato possibile si è introdotto, per le categorie, un sottordine, ad es. tutte le categorie appartenenti ad una stessa curtis o sortes.
Nel terzo gruppo dei proprietari o usufruttuari sono state riunite tutte le persone, gli enti e gli istituti che risultano avere possedimenti, essere livellari o comunque usufruttuari all’interno della località voce madre, specificando l’indicazione del luogo di appartenenza o di residenza.
La scheda è corredata, oltre che dalle note paleografiche delle citazioni, anche da un consistente apparato di note nelle quali viene specificamente dimostrata o giustificata l’identificazione del nome interessato con i riferimenti alle fonti dei secoli successivi e con indicazioni bibliografiche. In queste note viene altresì fornita l’attuale consistenza, denominazione, stato di conservazione ed uso dell’edificio o della zona identificati. In chiusura della scheda, si è allegato una schedatura dei ritrovamenti archeologici, allo scopo di evidenziare l’eventuale continuità storica dell’antropizzazione di una località.
Contrariamente a quanto è stato fatto nella Corografia Bergomense, non si è affrontato il problema della derivazione etimologica dei toponimi né tantomeno quello di una loro interpretazione glottologica e classificazione tipologica. L’attenzione maggiore è stata rivolta, invece, ai seguenti quattro punti fondamentali:
a. L’istituzione di una nuova organizzazione dei dati della ricerca toponomastica.
b. Una distinzione di approccio o livello di conoscenza delle denominazioni originali.
c. Utilizzazione di una suddivisione topografica ed ecografica del territorio.
d. L’estensione territoriale del toponimo.
Al fine di ottenere la maggior conoscenza possibile di una denominazione di un luogo o di un edificio si è raccolto sistematicamente tutti i dati ad essa relativi, nella scheda della voce madre, in modo da effettuare un numero elevato di comparazioni. Se le informazioni raccolte costituiscono una più che sufficiente documentazione specifica si può ritenere del tutto legittima l’identificazione, altrimenti viene avanzata solamente un’ipotesi in forza di un fattore di probabilità legato anche a considerazioni di carattere etimologico3 .
Una denominazione è stata considerata località non identificata qualora i dati raccolti su di essa4 sono risultati del tutto insufficienti per poter avanzare una qualsiasi identificazione possibile.
Dopo la fase dell’identificazione si è proceduto alla localizzazione del termine in questione, avvalendosi anche dell’apparato delle fonti secondarie di cui si è già detto in precedenza. Per quest’ultima operazione, soprattutto per non adottare univocamente il termine di località, troppo generico al fine di definire esattamente una individuazione, è stato necessario introdurre delle unità topografiche ed ecografiche di riferimento, distinte per i vari ordini di grandezza, (provincia, città). Fra le più conosciute e diffuse vi sono, per la provincia, il comune, la frazione geografica, la Comunità Montana, ecc., per la città, il quartiere, la circoscrizione, l’area di circolazione. Oltre ad adottare quelle esistenti si è fatto uso delle categorie introdotte con il piano di ordinamento topografico ed ecografico del “Regolamento anagrafico del 31/1/1958”, dell’Istituto Centrale di Statistica5 , il quale prevede, all’interno della superficie comunale, quattro diversi tipi di località abitata, distinti per ordine di grandezza e costituzione:
1. IL CENTRO ABITATO: è costituito da un gruppo di più case con servizi ed esercizi pubblici determinanti un luogo di raccolta a cui ricorrono, per ragioni di culto, istruzione, affari e simili, anche gli abitanti delle zone circostanti.
2. IL NUCLEO ABITATO: è composto da un gruppo di case, privo di luogo di raccolta e con almeno cinque famiglie, la cui distanza reciproca non è superiore a 30 metri; in montagna o per edifici pubblici isolati, vi devono essere almeno due famiglie.
3. LE CASE SPARSE: le case disseminate nel territorio comunale a distanza tale tra di loro da non costituire nemmeno un nucleo abitato.
4. LA FRAZIONE GEOGRAFIA: è un’area di territorio comunale con un centro abitato, nuclei abitati e case sparse circonvicini gravitanti sul centro.
Per ottenere una precisa ubicazione di un toponimo o di un edificio all’interno del territorio comunale, oltre ad avvalersi di queste specifiche categorie si è usato indicare la distanza orientata in metri di questo, dalla posizione della chiesa parrocchiale del comune o della frazione di appartenenza. In tal modo non solo è possibile, mediante l’uso delle ‘tavolette’ in scala 1:25.000 dell’Istituto Geografico Militare, visualizzare cartograficamente la posizione della località o dell’edificio interessato, ma altresì conoscere la sua esatta natura e consistenza attuale.
Inoltre, riguardo alla città si è fatto uso della suddivisione dei quartieri, quale risulta nel 1977, delle circoscrizioni, dei comuni censuari, delle vicinie e delle parrocchie. Nella maggior parte dei casi è stata riportata, anche l’estensione che il toponimo possiede nel Catasto Lombardo Veneto. Non è, comunque, da confondere per uno stesso toponimo la sua estensione altomedievale con quella catastale della prima metà del secolo scorso. Esiste una probabilità che le due estensioni possano coincidere od approssimarsi, ma questo caso potrà essere verificato solo dai risultati di ulteriori ricerche condotte al riguardo, mentre si ha quasi sempre avuto la certezza che l’ubicazione catastale dei toponimi, menzionati in questo studio, ha soddisfatto alle condizioni specificate su di esso nelle fonti dei secoli in questione. È da notare che in nessuna pubblicazione del Mazzi, nè tantomeno del Fornoni6, si fa mai riferimento, in alcun modo, alle fonti catastali loro contemporanee.
Al fine di mantenere una corretta menzione delle chiese e di tutti gli altri edifici religiosi e civili, e di contribuire, in tal modo, alla conoscenza della loro evoluzione storica, si è mantenuta sempre la loro integrale denominazione originale, anche nella forma italianizzata. Importante si è dimostrata la distinzione, ad esempio, fra basilica ed ecclesia, ecclesialmente fondamentale nell’altomedioevo, che, laddove non era esplicitamente risolvibile è stata dichiaratamente ipotizzata per non incorrere in equivoci anacronistici come è stato fatto da autori precedenti. Parimenti per i toponimi si è mantenuta la lingua originaria nei casi in cui, come per le località non identificate, la traduzione non sarebbe stata in grado di rendere il significato del termine in tutte le varie sfumature.
1. Le 131 differenti località voce madre, riguardano 87 comuni della provincia che sono in totale 250, v. il grafico n. 1.
2. Tenuto anche conto, in questo conteggio, delle numerose volte in cui la citazione, di questo autore, era costituita solo da numeri di riferimento alle colonne del CDL.
3. Per esempio il concorso di un’etimologia popolare nella trasformazione di un toponimo, la vicinanza o la consistenza di elementi naturalistici come fiumi, campi, boschi, pascoli, rive, monti e valli. Ulteriori risultati si potranno ottenere di chi approfondirà la ricerca sotto questo aspetto.
4. Compresi anche quelli ricavabili dalle fonti dei secoli successivi e dagli studi pubblicati in materia.
5. Cfr. Istituto Centrale di Statistica, Anagrafe della popolazione, pp. 40 ss., 89 ss.
6. Elia Fornoni è stato autore di numerosi saggi riguardanti la topografìa bergamasca, vedi in Bibliografia.