Dedicata ad Alda Merini
Prima voce per Scarpe
Seconda voce per Ali
Senza respiro la tivù
Là nella clinica bianca
offre una bufera di parole
avida di sonniferi
allarmi all’alba come a notte
quando avesti fame d’amore
notizie medicina
nell’alba gelida
notizie carneficina che
nella notte fonda troppo buia
torturano enfatiche le nostre carni
altre ferite minuscole invisibili invece
notizie oltremisura
tormentano le paure e i sogni
parlano troppo e ci urlano addosso
di noi piccoli insetti dementi
noi già morti prima d’essere
terrorizzati dalle ombre dei passanti
preziosi solo al primo fresco
fantasmi necessari e innocenti per uccidere
dentro il monocolo d’Europa
la tua anima malata
terra sfatta e spremuta ghiaia
fattasi cuore arido sterile
esequie del cadavere che siamo
senza più la madre dei ricordi
che ci uccidono con il dolore
o dei regali in soffitta garze e spezie
mentre turbe di adolescenti nell’eremo
alimentando solitudine e visioni
offrono dediche alla vita nuda
in pasto alle diagnosi certe dei medici
cercando riparo da calunnie e tradimenti
per noi uccellini spauriti da grevi voli deliranti
* Alda Merini, “Delirio Amoroso”, Genova, 1989 p. 60:
I miei piedi erano quasi sempre nudi avevo poca dimestichezza con le scarpe. Ero così terrorizzata che appena si avvicinava qualcuno me la davo a gambe. Sembravo una bestia spaventata.
Un vero piccolo uccellino che andava a sbattere le sue ali contro vetrate ermeticamente chiuse.