{"id":71,"date":"2019-07-20T00:06:55","date_gmt":"2019-07-20T00:06:55","guid":{"rendered":"http:\/\/archiviopen.com\/dalmine\/?p=71"},"modified":"2019-08-13T14:39:26","modified_gmt":"2019-08-13T14:39:26","slug":"gb-pozzi-loccupazione-della-fabbrica-di-dalmine-1919-1920","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archiviopen.com\/dalmine\/2019\/07\/20\/gb-pozzi-loccupazione-della-fabbrica-di-dalmine-1919-1920\/","title":{"rendered":"GB Pozzi, L&#8217;occupazione della fabbrica di Dalmine, 1919-1920"},"content":{"rendered":"\r\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivista.eu\/ebook-dalmine\/\">Giovanni Battista Pozzi, \u201cLa prima occupazione operaia della fabbrica in Italia nelle battaglie di Dalmine\u201d (1919-1920), edito a Bergamo nel 1921, Societ\u00e0 Editrice Tipografica Bergamasca<\/a><br \/>[ebook ASiM, 2019]<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"458\" class=\"wp-image-99\" src=\"https:\/\/archiviopen.com\/dalmine\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Operai-entrata-stabilimenti-Dalmine.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/archiviopen.com\/dalmine\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Operai-entrata-stabilimenti-Dalmine.jpg 720w, https:\/\/archiviopen.com\/dalmine\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Operai-entrata-stabilimenti-Dalmine-300x191.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/figure>\r\n\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"773\" class=\"wp-image-100\" src=\"https:\/\/archiviopen.com\/dalmine\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Dalmine-trasporto-tubi-anni-venit-1024x773.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/archiviopen.com\/dalmine\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Dalmine-trasporto-tubi-anni-venit-1024x773.jpg 1024w, https:\/\/archiviopen.com\/dalmine\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Dalmine-trasporto-tubi-anni-venit-300x226.jpg 300w, https:\/\/archiviopen.com\/dalmine\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Dalmine-trasporto-tubi-anni-venit-768x580.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\r\n<p><strong>Dalmine 17 marzo 1919 &#8211; Centenario della prima occupazione operaia di una fabbrica in Italia<br \/><\/strong>(articolo pubblicato sul settimanale \u201cCultura Commestibile\u201d, n. 301, 23-03-2019)<\/p>\r\n<p>Gli anniversari servono a non dimenticare fatti ed eventi storicamente lontani, ma ancora densi di significato. La pagina scritta nel 1919 dagli operai e impiegati di Dalmine, in provincia di Bergamo, \u00e8 lontana ed evanescente. Chi la ricorda, lo fa per celebrare gli esordi del fascismo e la fondazione dei fasci di combattimento il 23 marzo a Milano in piazza San Sepolcro. Da leggere il libro di Mimmo Franzinelli, <em>Fascismo anno zero. 1919: la nascita dei Fasci italiani di combattimento<\/em> che traccia il profilo, mai pubblicato, dei 206 sansepolcristi che parteciparono a quella convention, mito fondativo del fascismo. Una conversazione con l\u2019autore su Radio Rai3 e su Radio Radicale.<br \/>Il 20 marzo 1919 Mussolini and\u00f2 a Dalmine ad arringare la folla degli operai in sciopero. Gli applausi e l\u2019entusiasmo non mancarono. Fu una visita rapida e inaspettata, frutto della sete di potere di Mussolini che sapeva <em>flirtare <\/em>con tutti, pur di raggiungere il suo scopo. Ma lasciamo la parola a un artefice e cronista eccezionale di quelle lotte, come un odierno blogger: Giovanni Battista Pozzi, il quale nel 1921 pubblica a sue spese un libro per i posteri, poco noto e pochissimo studiato: <em>La prima occupazione operaia della fabbrica italiana nelle battaglie di Dalmine<\/em>, Bergamo, Soc. Tip. Ed. Bergamasca, 1921. Un libro bollato come ambiguo, confuso, un guazzabuglio di idee, costruito su ritagli di giornale e ordini del giorno delle assemblee, misto a mozioni, proclami e lettere dell\u2019azienda, a invettive rivoluzionarie, aniticapitaliste e antisocialiste. Pozzi era un sindacalista rivoluzionario della corrente di Filippo Corridoni, un nazionalista, erroneamente annoverato tra i fascisti per avere partecipato all\u2019adunata di San Sepolcro, come altri anarchici, socialisti e interventisti e alcuni massoni, monarchici e liberali.<br \/>\u00abMancavano allora pochi giorni alla prima adunata nazionale e costitutiva dei \u201cFasci Italiani di Combattimento\u201d: 23 Marzo 1919. Il 20 Marzo capit\u00f2 a Dalmine Benito Mussolini; questi parl\u00f2 alle ore 13 nel cortile della casa Colleoni [a Dalmine], dov\u2019era la sede dell\u2019Unione Sindacale, cio\u00e8 della Sezione dalminese dell\u2019Unione Italiana del Lavoro. [&#8230;] Anche il \u201cFascismo\u201d, che voleva essere un <em>antipartito <\/em>ai fini della valorizzazione profonda della vittoriosa guerra italiana, malgrado le sue buone intenzioni iniziali, divenne \u00abpartito\u00bb, una \u00abfazione\u00bb e peggio: il partito e la fazione del miscuglio pi\u00f9 eterogeneo e pi\u00f9 pletorico che potesse formarsi fra intellettuali degenerati e malati, borghesi e agrari arrabbiati e inferociti, con una miscela di proletari nemici di se stessi, e riusc\u00ec a dare le forze della cantaride [un coleottero usato nell&#8217;antichit\u00e0 come energetico e afrodisiaco] alla borghesia pi\u00f9 vile e pi\u00f9 floscia che esistesse: la borghesia plutocratica italiana. Ma poich\u00e9, malgrado tutto, il movimento dei lavoratori \u00e8 una realt\u00e0 e le beghe dei partiti o dei pretesi antipartiti sono il contrario, da quel glorioso movimento operaio e dallo spirito di geniale italianit\u00e0 che lo ha suggellato, sono venuti fari di luce, insegnamenti, moniti, esempi ed incitamenti che hanno dato ben presto i loro frutti: Dalmine, terra italiana, di speculazione tedesca e di italiani tedescheggianti, \u00e8 stata il singolare teatro di una serie di fatti sindacali, operaistici e impiegatistici, intimamente collegati, fra loro dal pi\u00f9 sano spirito di patria ed idealizzati, animati da uomini dall\u2019anima squisitamente italiana e libera, sindacalista e rivoluzionaria, fatti che trascesero i luoghi e i tempi entro cui si compirono, e che ammoniranno chi lavora e produce, col braccio e col pensiero, a perseverare sulla via aspra ma salutifera dei pionieri di Dalmine.\u00bb<br \/>\u00c8 un giudizio nettamente negativo sul fascismo diventato partito e braccio armato del potere. Vi emerge lo scontro epocale del sindacalismo rivoluzionario, movimento di classe antipartito e antisistema, sindacalismo dei produttori contro i capitalisti e la finanza parassita, movimento nazionalista ed eversivo per l\u2019autogestione operaia e l\u2019espropriazione della propriet\u00e0 privata, consapevole della forza e dei diritti del proletariato operaio insieme al proletariato impiegatizio, tecnico e amministrativo. Non scevro per\u00f2 di estremismo fanatico.<br \/>La societ\u00e0 Franchi Gregorini, sostenuta dalla Banca Commerciale Italiana, era proprietaria della Dalmine, un\u2019azienda fondata nel 1906 dalla Mannesmann tedesca per produrre tubi senza saldatura, in una vasta area di campagna di oltre seicentomila mq, ricca di manodopera contadina alle porte di Milano, allora Comune di Sabbio, che nel 1927 former\u00e0 il Comune di Dalmine dall\u2019unione degli antichi Comuni di Mariano, Sabbio e Sforzatica. Ogni giorno produceva circa 100 tonnellate di ferro lavorato.<br \/>Gli oltre duemila operai e impiegati chiedevano otto ore giornaliere di lavoro, sabato inglese, ossia riduzione dell\u2019orario di lavoro a 44 ore settimanali, fissazione dei minimi e delle medie di paga, riconoscimento dell\u2019organizzazione sindacale, settimana integrale, aumento di paga agli operai di alcuni reparti e specialit\u00e0, ore straordinarie pagate al 100 per cento, preferenza nelle assunzioni agli operai piuttosto che ai contadini, richiesta del parere operaio su miglioramenti tecnici utili allo sviluppo dell\u2019industria.<br \/>L\u2019azienda ripose con un secco no e con la serrata. Allora, Antonio Croci, uno dei dirigenti sindacali, ebbe un\u2019idea geniale quanto semplice. Gli operai a fine turno sarebbero rimasti in fabbrica, si sarebbero chiusi dentro lo stabilimento e avrebbero dimostrato di essere in grado da soli di far marciare lo stabilimento.<br \/>Cos\u00ec nacque la prima occupazione operaia di una fabbrica in Italia. Fu un esperimento di autogestione e socializzazione industriale. Uno <em>sciopero lavorativo<\/em>. Dur\u00f2 pochi giorni, da sabato 15 marzo a luned\u00ec notte 17 marzo 1919, interrotto dalla mancanza della forza elettrica e dall\u2019intervento della forza militare di 800 soldati. Per\u00f2 l\u2019esperimento venne presto imitato dalle fabbriche del triangolo industriale durante il biennio rosso 1919-1920. L\u2019atto che Pozzi chiam\u00f2 di \u201cVolont\u00e0\u201d, dovuto alla volont\u00e0 degli operai, fu poi replicato a Dalmine nel 1920 con l\u2019occupazione della fabbrica per un mese intero, dal 2 settembre al 2 ottobre e dopo oltre un mese di sciopero, che costrinse i lavoratori a rimanere per 70 giorni privi di stipendio.<br \/>Purtroppo l\u2019estremismo massimalista delle correnti socialiste, comuniste ed anarchiche, le loro inconciliabili divisioni e visioni della societ\u00e0 e del mondo, una diffusa cultura anticasta, antipartito e antiparlamentare, alimentata dalla miseria e dalle disilluse speranze del dopoguerra, spianarono la strada al fascismo, che nel 1919-1920 apparve come un movimento di rottura pseudo rivoluzionaria, rinnovatore della societ\u00e0, eppure inizialmente privo di consenso. Invece, grazie al sostegno dei centri economici del potere, degli agrari, della monarchia, dell\u2019alto clero e dei giornali, in pochi mesi, attraverso la violenza dello squadrismo e della repressione poliziesca, riusc\u00ec a sbaragliare i socialisti e le camere del lavoro, conquistare potere e consenso e mettere ordine nella societ\u00e0, reprimendo ogni libert\u00e0 politica e associativa.<br \/>Tra i dirigenti della <em>battaglia <\/em>di Dalmine: Antonio Croci, Secondo Nosengo, Tranquillo Vavassori, Giovanni Girelli, Vito Poli, Luigi Soldati e tra gli impiegati Ferruccio Alfredo Malvezzi ideatore del sindacato degli impiegati, Emilio Dvorak dirigente manutenzione e impianti, Antonino Dragotto capo ufficio vendite, Giovanni Battista Pozzi impiegato e ottimo oratore, eletto nel Consiglio di Fabbrica con 1.712 voti, il massimo dei voti tra operai e impiegati. Le otto ore di lavoro giornaliere, le quaranta ore settimanali, i contratti di lavoro odierni ci devono ricordare chi prima di noi ha lottato per i diritti dei lavoratori, compiendo a volte errori di strategia e metodi, ma con il solo obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori.<br \/><strong>Alcuni di questi leader, definiti \u00abguerriglieri del sindacalismo bergamasco\u00bb dal giornale clericale <em>L\u2019eco di Bergamo<\/em>, vennero infine licenziati nel 1920 e 1921, dopo il tentativo di corromperli col denaro. Sono gli impiegati Dragotto, Dvorak, Malvezzi e Pozzi.<\/strong> La sperata rivoluzione proletaria o bolscevica, il <em>controllo sindacale delle aziende<\/em>, si trasform\u00f2 presto nel suo rovescio, in repressione delle istanze liberali, democratiche, socialiste e anarchiche. Molti si ritirarono in disparte. Per altri fu l\u2019esilio, il confino e il carcere. La dittatura fascista aveva vinto. Quando si toglie la libert\u00e0 non c\u2019\u00e8 mai nulla di buono!<br \/><br \/>Il libro di G.B. Pozzi si pu\u00f2 leggere su <a class=\"moz-txt-link-abbreviated\" href=\"http:\/\/www.archivista.eu\/ebook-dalmine\">www.archivista.eu\/ebook-dalmine<\/a><\/p>\r\n<h3>Immagini pubblicate nel libro di Giovanni Battista Pozzi \u201cLa prima occupazione operaia della fabbrica in Italia nelle battaglie di Dalmine\u201d (1919-1920), edito a Bergamo nel 1921, dalla Societ\u00e0 Editrice Tipografica Bergamasca<\/h3>\r\n\r\n\r\n\r\n<ul class=\"wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\r\n<li class=\"blocks-gallery-item\">\r\n<figure><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"942\" class=\"wp-image-104\" src=\"https:\/\/archiviopen.com\/dalmine\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Vajana-1024x942.jpg\" alt=\"\" data-id=\"104\" data-link=\"https:\/\/archiviopen.com\/dalmine\/2019\/07\/20\/gb-pozzi-loccupazione-della-fabbrica-di-dalmine-1919-1920\/vajana\/\" 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